Si accende il confronto tra il procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, e il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo. Al centro dello scontro l’inchiesta Mafia-appalti, i possibili collegamenti con le stragi mafiose del 1992 e le accuse di presunte attività di depistaggio.
Nel corso della sua quarta audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, durata oltre quattro ore, De Luca ha ribadito che «Mafia-appalti è una concausa» della strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Il procuratore ha confermato che le indagini proseguono su diversi fronti, dalla massoneria all’agenda rossa di Borsellino, fino alla cosiddetta pista nera, precisando che alcune ipotesi investigative sono state archiviate. Ha inoltre sottolineato le difficoltà di ricostruire fatti risalenti a 34 anni fa, tra testimoni deceduti e documentazione ormai non più disponibile.
De Luca è intervenuto anche sulle polemiche che hanno coinvolto il gip di Caltanissetta Santi Bologna, criticato da Scarpinato per alcune valutazioni contenute in un provvedimento giudiziario. «I giudici non si attaccano», ha affermato il procuratore, definendo irricevibili le contestazioni rivolte al magistrato.
Nel corso dell’audizione De Luca ha inoltre sostenuto che Scarpinato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli avrebbero concordato una strategia da adottare davanti alla Commissione Antimafia, compresa la richiesta di ascoltare determinati magistrati e la produzione di numerosa documentazione. Secondo il procuratore, sarebbe stato messo in atto un «inquinamento probatorio ad ampio raggio».
Durissima la replica di Roberto Scarpinato, che ha contestato le affermazioni del procuratore nisseno.
«Quello che è successo oggi in commissione Antimafia nel corso dell’audizione del procuratore De Luca è nello stesso tempo incredibile ed inquietante», ha dichiarato il senatore M5S, sostenendo che le accuse di depistaggio nei suoi confronti sarebbero documentalmente false.
Scarpinato ha inoltre accusato la Procura di Caltanissetta di aver omesso di citare intercettazioni che, a suo giudizio, avrebbero potuto smentire le contestazioni. «Mai un pubblico ministero può omettere prove utili alla difesa e a terzi neppure indagati come il sottoscritto», ha affermato.
L’ex magistrato ha poi respinto l’interpretazione data da De Luca alle conversazioni con Natoli: «De Luca assume anche che avrei depistato le indagini perché parlando con un vecchio amico ed ex collega ipotizzavo di chiedere l’audizione di altri magistrati che ricostruissero i fatti per come si sono svolti. Anche questo sarebbe stato depistaggio?».
Scarpinato ha rivendicato la legittimità della propria attività parlamentare, sostenendo che avrebbe potuto contattare personalmente i magistrati per verificare i loro ricordi e proporne successivamente l’audizione. Ha inoltre contestato che la volontà di produrre documenti per smentire alcune affermazioni sia stata interpretata come un comportamento depistante.
Infine, il senatore ha respinto anche l’accusa di aver delegittimato il gip Santi Bologna attribuendogli una contiguità politica. «È falso: io, da ex magistrato, ho contestato nel merito la veridicità di alcune affermazioni fatte nei miei confronti», ha precisato.
«Ora si aggiunge anche l’omessa valutazione di una intercettazione determinante. Questa condotta errata ha di fatto dato manforte al bullismo politico portato avanti non dagli stessi magistrati, ma dalla maggioranza che ci governa», ha concluso Scarpinato.
Il confronto tra il procuratore di Caltanissetta e il senatore M5S riporta così al centro del dibattito parlamentare e giudiziario le indagini sulle stragi del 1992, il ruolo del dossier Mafia-appalti e le contrapposte valutazioni sulle attività investigative e sulla documentazione esaminata dalla Commissione Antimafia.

